Epiplatys dageti

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Epiplatys dageti

La mia prima esperienza di riproduzione con i Killifish

 

 

 

 

La decisione di mantenere questa specie nella mia fishroom non fu ponderata, li trovai in un negozio a Mantova, ne rimasi folgorato e ne acquistai un trio. Portati a casa mi resi conto di non avere vasche adeguate pronte per ospitarli, riempii un semplice secchio da una ventina di litri con acqua decantata e misi del mop e un filtrino ad aria.

Non conoscendo le necessità di questi pesci cercai di informarmi e subito constatai che si trattava di animali robusti ed adattabili, consigliati quindi a chi si avventura per la prima volta nel mondo dei killifish.

 

Una delle maggiori difficoltà che riscontrai fu l’applicazione di un metodo volto alla costante raccolta delle uova, alla loro schiusa e all’accrescimento degli avannotti. Cimentarmi, ad esempio, nella schiusa costante delle cisti di artemia, era una tecnica che richiedeva un’po’ di pratica, essendo abituato in prevalenza all’utilizzo di cibi secchi, che altre specie di pesci ornamentali che mantengo accettano di buon grado. Concentrai quindi il mio tempo alla lettura di articoli riguardanti la schiusa dell’artemia, nel frattempo mi impratichivo nella somministrazione di cibo vivo e surgelato; se in precedenza questi mangimi erano solo un’integrazione per la dieta dei poecilidi che mantengo, con l’acquisto degli Epiplatys dageti sarebbe dovuta diventare la prassi quotidiana.

In un primo momento ho approfittato del fatto che questi killifish accettano anche del granulato di buona qualità che somministravo quando ancora non avevo ottimizzato il tempo da dedicare alla somministrazione di differenti tipi di mangimi.

 

 

 

Nonostante questo avvio tentennante la mia idea era quella di offrire a questi animali tutto ciò di cui avevano bisogno ed arrivare quindi ad ottenere la riproduzione. Non feci nemmeno a tempo a desiderare di riprodurli che, a distanza di un mese dall’acquisto dei riproduttori il ritrovamento di una decina di avannotti nel secchiello con gli adulti mi colse abbastanza impreparato!

Nel frattempo avevo preparato 2 vasche da 35 litri comunicanti e dotate di filtro biologico a tre scomparti ed azionato tramite un motore ad aria. Nessun tipo particolare di allestimento, le vasche erano prive di ghiaia o sabbia sul fondo al fine di velocizzare le operazioni di pulizia, inserii solo due piccole radici e qualche foglia di quercia. 

Al momento del ritrovamento degli avannotti le vasche potevano considerarsi mature a sufficienza, decisi quindi di trasferire gli adulti in una delle due vaschette, gli avannotti invece li spostai in una piccola vaschetta da sei litri nella quale inserii solo della Lemna minor e qualche piccola lumachina con lo scopo di eliminare l’artemia che non veniva mangiata dagli avannotti di dageti e che, morendo, avrebbe aumentato la carica batterica nella vaschetta.

L’entusiasmo per questo primo successo ha fatto sì che le mie attenzioni aumentassero, dopo un paio di giorni dalla nascita dei piccoli Epiplatys avevo cominciato a schiudere artemia tutti i giorni e a somministrarla quindi quotidianamente.

Agli adulti somministravo invece quotidianamente surgelato: un mix di artemia, chironomus e larve nere di zanzara.

 

Apparve da subito evidente che questo cibo era più indicato e sicuramente più appetibile. Nelle settimane successive mi sembrò anche di vedere una differenza nell’intensità di colore. Gli avannotti nel frattempo crescevano a vista d’occhio. Nella vaschetta la manutenzione era molto semplice, cambi abbondanti d’acqua 2/3 volte a settimana. Gradualmente ho cominciato ad inserire delle dafnie prelevate dalle vasche all’apertoper poi spostare i piccoli nella vasca con gli adulti dove ho continuato a somministrare artemia appena schiusa e chironomus.

 

 

 

Ero talmente entusiasta di questo primo piccolo successo che nel frattempo avevo dedicato la vasca inizialmente concepita per l’accrescimento e mantenimento dei piccoli dageti  ad una nuova specie, la Jordanella floridae, anch’essa riprodotta.

Attualmente mantengo solo una coppia di Epiplatys dageti selezionata dalla terza generazione di pesci nati nelle mie vasche, per l’anno appena cominciato la mia attenzione si dedicherà prevalentemente ai killifish annuali della famiglia dei Nothobranchius.

 

Mario - 2009

 

   

 

  

 
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